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Data di nascita: sconosciuta Età: sconosciuta Occhi: marroni nel manga, grigi nell’anime Capelli: biondi Razza: umano Armi: Genjutsu, arti marziali, rosario Segni particolari: ha una macchia sull’occhio destro, dovuta ad una ferita.
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Non conosciamo il vero nome di questo personaggio, a chiamarlo così sono i fratellini Kinkaku e Ginkaku che vengono da lui sfruttati e poi uccisi per semplice divertimento. Eppure è già questo nome, che vuol dire “Dio” ad avvolgerlo dapprima nel mistero e poi a far crescere una profonda insicurezza in tutti coloro che ne vengono a contatto. La sua figura si alterna tra l’ombra dell’ignoto e la luce della follia.
Si può dire che Kamisama sia in fondo un bambino mai cresciuto, l’houi che indossa e il chakra sulla fronte potrebbero essere la prova che lui è un sanzo hoshi, ma non vuole essere assimilato a quella schiera poiché lui si ritiene più forte: in realtà senza il kyoumon (il sutra) quel titolo non gli potrà mai essere attribuito.
E’ il primo dei nemici affrontati dal gruppo di Genjo Sanzo che infligge loro una sconfitta assoluta, che metterà in crisi non solo il gruppo ma anche l’interiorità di ciascuno dei quattro protagonisti.
Kamisama era un ragazzo orfano che viveva per le strade di espedienti tra cui la prostituzione: un giorno si offrì ad Ukoku Sanzo, (che si rivelerà essere Ni Je Ni) il quale decise di concederli la “sua benedizione” prendendolo come suo allievo e regalandoli una realtà fittizia, dove la vita era solo un gioco divertente in cui il bambino non avrebbe mai perso e avrebbe potuto divertirsi con sempre nuove vittime, poiché “ogni cosa esistente al mondo è solo un giocattolo nelle mani di Dio”.
Il suo maestro gli costruì un castello, simile esteriormente ad un tempio sacro, dove gli lasciò ogni genere di divertimento ma anche tutte le cose che doveva lasciare per iniziare una nuova vita, come la veste da sanzo e la corona (ma non il suo sutra); in questo luogo il bambino crebbe senza una propria personalità, con la smania di “avere qualcosa”.
Nel secondo scontro con il gruppo di Sanzo, comprenderà finalmente di essere stato lui stesso una pedina nelle mani del maestro che gli apparirà verso il termine del gioco, di fronte al volto di una divinità che si sgretola in una delle vetrate, e al quale chiederà se davvero Dio esiste. E, mentre sta per esalare l’ultimo respiro, gli giungerà la risposta ipocrita: “probabilmente non esiste”.
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