Saiyuki Reload
Atto XX The saga of Goku 1
a cura di Mirai
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Irritato a causa di una voce fastidiosa che sembra chiamarlo, Genjo Sanzo decide di scoprire da dove provenga, nonostante gli abitanti del villaggio vicino gli avessero consigliato caldamente di non recarsi in quei luoghi: la sua meta infatti è il monte Gogyo, una montagna tanto ripida e pericolosa che gli stessi abitanti della zona si rifiutano di andarci… un luogo su cui, come se non bastasse, circola anche una leggenda secondo la quale su quel monte viveva da 500 anni una creatura mostruosa, confinata lì dagli dei e imprigionata in una delle caverne. Ma l’idea che un mostro di 500 anni possa esistere davvero appare al bonzo soltanto come un cumulo di idiozie, pertanto decide ugualmente di proseguire per la sua strada…e, in ogni caso, se anche quella storia fosse stata vera, non avrebbe dovuto fare altro che sparare a quella creatura molesta e zittirla così finalmente una volta per tutte…
Giunto infine alla fonte da cui proveniva quella voce, vede che si tratta effettivamente della fantomatica grotta coperta di sigilli, ma al suo interno trova solo un ragazzino…innervosito da tutta quella situazione, gli chiede se è lui a chiamarlo con una tale fastidiosa insistenza, ma il ragazzino non ha la più pallida idea di cosa stia dicendo quell’uomo…anzi, è lui a domandargli chi sia, guardandolo con un’espressione talmente idiota sul viso da fare passare la voglia al bonzo di sparare a quel “mostro”…a quel punto, tanto valeva liberarlo…
Ma il ragazzino, anziché andarsene, comincia a seguire il bonzo, con grande irritazione di quest’ultimo che si ferma improvvisamente chiedendogli, senza molte cerimonie, per quanto tempo ancora avesse intenzione di stargli appiccicato… Per tutta risposta il ragazzino lo guarda con un’espressione assolutamente disorientata, domandandogli se non fosse impazzito tutto ad un tratto per parlargli a quel modo… Sanzo allora prova a fare il punto della questione: lui lo aveva tirato fuori da quel BUCO, e adesso è libero di andare dove voleva…quindi che se ne vada davvero!!! Per quale motivo quindi si ostina a stargli appiccicato come un insetto??? In effetti il bambino ammette di essergli davvero grato per avergli ridato la libertà, ma, se proprio deve essere sincero, non ha la minima idea né di dove si trovi adesso né di dove potrebbe andare… Quando si era risvegliato, infatti, si trovava già imprigionato all’interno di quella caverna, e ha la sensazione che il tempo passato in quel luogo debba essere stato piuttosto lungo… “E adesso mi dirai che sei stato lì per 500 anni!!!”, commenta sarcastico il bonzo, ma il ragazzino sembra più stupito da una simile quantità di tempo trascorso, che dalla situazione di per sé… Tuttavia, sebbene non ricordi nulla di quanto è successo, una cosa non l’ha dimenticata, ovvero il suo nome, ma, mentre sta per presentarsi, il bonzo lo interrompe bruscamente: forse era il caso di spiegare meglio il concetto a quel ragazzino, dal momento che sembrava non arrivarci da solo… E il concetto è davvero molto semplice: lui non sa chi sia, e non gli interessa saperlo…quindi, che si decida ad andare per la sua strada prima che ce lo faccia andare lui!!!
Il ragazzino è allibito da un simile comportamento e non intende proprio restare a subire in silenzio: ma che razza di modi sono??? Lui forse potrà anche sembrare un insetto fastidioso, ma in compenso quel bonzo scorbutico è proprio un grandissimo villano… Commento che fa decisamente saltare i nervi al monaco, che non riesce a trovare altra soluzione per zittire quella “stupida scimmia” che tirargli un sonoro pugno sulla testa, (dimostrandogli di essere non solo un villano, ma anche un violento…) e intimandogli di stare zitto una volta per tutte, se non vuole che lo sbatta nuovamente nel buco da cui prima l’aveva fatto uscire nella speranza che, una volta libero, la smettesse con il suo fastidioso incessante lamento… Il ragazzino continua a ripetergli che non era lui a chiamarlo, ma le sue spiegazioni vengono interrotte da tre individui che, con fare poco rassicurante sembrano molto incuriositi da quell’insolito incontro: non capita tutti i giorni di trovare un monaco e un ragazzino in quella zona della foresta…provano quasi pena (si fa per dire…) per loro a doverli privare dei loro averi…
Il bambino chiede stupito se quella sia gente poco raccomandabile, ma il bonzo zittisce il “piccoletto” dicendogli di farsi da parte: stando lì gli sarebbe solo d’intralcio, quindi che si tolga dai piedi andandosene davvero, finchè è ancora in grado di farlo! I tre teppisti sembrano divertiti: quel povero bonzo deve proprio essere sconvolto, se ha intenzione di opporre resistenza…ma il “povero bonzo”, nel puntargli contro la sua pistola, sembra tutt’altro che impressionato da gentaglia come quella… Ma ad un tratto, come apparso dal nulla, il ragazzino si mette in mezzo e, con precisi e velocissimi colpi, riesce a mettere fuori combattimento senza difficoltà i tre teppisti, che scappano a gambe levate: una simile forza per un bambino non è umana, sembra piuttosto quella di un mostro!!! Anche lo stesso Sanzo resta senza parole davanti a ciò che ha appena visto: e se quel bambino fosse davvero il “mostro” di cui gli avevano parlato??? Ma le sue riflessioni si interrompono quando lo vede accasciarsi improvvisamente a terra. Il bonzo allora gli domanda se sia rimasto ferito…ma un sonoro brontolio proveniente dallo stomaco del ragazzino è più eloquente di qualunque risposta: quella è decisamente FAME…
“Che strano..” dice ridendo e piangendo di gioia allo stesso tempo il ragazzino “sto morendo di fame, è vero…ma sono davvero felice di questo!!!” Per tutto il tempo in cui era rimasto intrappolato in quella caverna, infatti, non aveva mai provato una fame simile…ma non è solo questo…e così adesso sente anche il bisogno di confessare la verità a colui che lo aveva liberato: in realtà lui, da quando si era trovato completamente solo, aveva chiamato in continuazione qualcuno…ma, non avendo nessuno da potere chiamare realmente, aveva rinchiuso la sua voce e questi sentimenti dentro di sé…tuttavia sapeva che il suo cuore non aveva smesso di invocare la venuta di qualcuno…di chiunque avesse potuto sentirlo…e poi finalmente era arrivato lui, come rispondendo al suo richiamo silenzioso, e lo aveva liberato da quelle catene e dalla solitudine… E adesso vorrebbe che chi gli ha ridato la libertà gli dicesse anche il suo nome, così da dargli anche la possibilità di avere finalmente “qualcuno” da potere chiamare davvero…
Il bonzo dopo avere ascoltato lo sfogo del ragazzino, che adesso lo guardava fiducioso, si presenta come suo solito in modo formale, ovvero col suo nome completo: il 31esimo discendente dei Toa, Genjo Sanzo…il suo interlocutore, però non sembra essere abbastanza sveglio da memorizzare un nome così lungo (già gli aveva storpiato il nome in Banjo…), ma poco importa: dopo un momento di silenzio aveva capito quale era il nome che da quel momento in poi gli sarebbe bastato chiamare: “Sanzo!!!” E appare davvero felice di poterlo ripetere!!! Sembra dunque che al bonzo non resti altro da fare che rassegnarsi e rimettersi in cammino per tornare indietro, mentre il ragazzino lo insegue continuando a chiamarlo e ricordandogli che ha ancora fame…e mentre il monaco cerca di zittirlo rispondendogli di mangiare l’erba di cui è pieno quel sentiero, da brava “stupida scimmia” quale è, il ragazzino continua a corrergli dietro, ripetendogli che non è un animale e che anche lui ha un nome… Una cosa è certa: nonostante tutto, da quel momento quei due saranno sempre appiccicati…
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