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Tempio
di Kinzanji, 10 anni fa.
In una
notte che sembrava non avere fine, le fiamme stavano ormai divorando
tutto
i monaci del tempio, consapevoli di non avere speranze contro
i demoni che le avevano appiccate, propongono di rifugiarsi sulla montagna,
ma il reverendo Sojyo, impone loro di restare lì: fino a quando
Kouryu, o meglio, quello che è ormai divenuto Genjo Sanzo, si
fosse trovato ancora al sicuro sulla montagna, il loro compito sarebbe
stato quello di trattenere il più a lungo possibile i demoni
al tempio, in modo da tenerli lontani dal ragazzo e dal sutra che porta
con sé, a qualunque costo.
Ascoltando quelle parole, Shuei Rikudo pensa tristemente che è
dunque questo il peso che Kouryu è destinato a portare
Choan, quattro anni dopo.
Un giovane
monaco attraversa solitario la città. Il suo arrivo attira l'attenzione
degli abitanti, che si chiedono chi possa essere quel bonzo misterioso
dagli abiti tanto sporchi
Chi è riuscito a vederlo in viso era rimasto turbato, oltre che
dalla giovane età, soprattutto dai suoi occhi: lo sguardo vuoto
di chi sembrava avere perso la sua anima.
La sua meta è il tempio situato sulle montagne a nord della regione,
lo Shayouden. Questo sacro luogo è una sorta di "cancello"
tra il mondo celeste e la terra, ed è presidiato da tre divinità,
i Sanbutsushin, che fungono da messaggeri del mondo celeste: solo ai
più importanti religiosi è concesso di accedere al loro
cospetto.
Presentatosi
al tempio come il 31mo discendente dei Toa, con il nome di Genjo Sanzo,
il giovane bonzo si appresta a motivare la sua venuta in quel luogo,
ma i Sanbutsushin prendono per primi la parola: sono già a conoscenza
di ciò che è successo quattro anni prima e della prematura
scomparsa del suo maestro, e sanno che dopo quell'episodio lui è
andato alla ricerca del sutra trafugato, ovvero quello del Cielo Sacro,
tornando addirittura a Kinzanji
non è difficile dunque immaginare
che la sua venuta sia collegata a tali eventi.
Ed infatti è così: in quei quattro anni non ha fatto che
vagare in lungo e in largo alla ricerca di quel sutra, ma evidentemente
le sue forze e le sue capacità non si sono rivelate sufficienti
per ottenere dei risultati tangibili, pertanto adesso lui si trova dinanzi
a loro per chiedere protezione e aiuto per continuare la sua ricerca:
fin quando non sarà riuscito a tornare in possesso del Sutra
del suo maestro, infatti, la sua stessa vita può ritenersi priva
di alcun significato.
Ascoltate le sue parole, le tre divinità acconsentono a dare
il loro aiuto, ma ad una condizione: egli dovrà prima recarsi
a Choan e svolgere lì alcune faccende per loro conto.
A questa richiesta che è per lui solo un modo per perdere ulteriore
tempo, il ragazzo si mostra impaziente, ma i Sanbutsushin gli fanno
notare che, nonostante avesse già cercato per ben quattro anni,
non era arrivato a nulla: ciò perché in realtà
il suo cuore ansioso non è di alcun aiuto
I suoi occhi infatti sono ormai troppo chiusi per riuscire a vedere
qualcosa e anche se le risposte sono tutte davanti a lui, egli è
ormai incapace di trovarle
A loro non importano i motivi che hanno portato il suo predecessore
a conferirgli il titolo di "Sanzo", ma il fatto stesso che
lui lo porti lo obbliga a vivere come tale.
Pertanto, prima di diventare il custode legittimo del Sutra del Cielo
Sacro, egli deve diventare il custode del Sutra del Cielo Demoniaco
e
per fare questo l'indomani mattina dovrà recarsi al tempio di
Keiunin a Choan, e aspettare lì le loro istruzioni: il reverendo
in carica del tempio è già stato informato di tutto, e
lo sta aspettando.
L'indomani
quindi, seguendo gli ordini impartitigli, Sanzo si presenta al tempio
di Keiunin, un luogo dove la pace che vi regna è tale da potere
fargli meritare davvero la definizione di "Paradiso": la grande
referenza mostrata dai bonzi che vi abitano, che lo accolgono tra preghiere
recitate e frasi di stima e benvenuto, fa sorridere sarcasticamente
il giovane: tutta questa storia non gli sembra altro che uno scherzo
La notte, tuttavia, un drammatico e lontano ricordo riaffiora nei suoi
sogni: qualcuno lo sta inseguendo all'interno di una foresta, quando,
ad un tratto, inciampa e cade
viene così raggiunto dai suoi
inseguitori che sono intenzionati a fare pagare caro a quel ragazzino
il tempo che aveva fatto loro perdere: se avesse fatto il bravo consegnando
subito il denaro che gli avevano chiesto, ora non si sarebbe trovato
in quella spiacevole situazione
il ragazzo prova a reagire lanciando
della terra negli occhi di uno dei suoi inseguitori, ma riesce solo
a farlo innervosire ancora di più: infatti viene colpito con
forza, finendo a terra incapace di rialzarsi
del resto erano passati
già cinque giorni da quando aveva lasciato Kinzanji e da allora
quasi non aveva mangiato
era normale che le forze ormai lo stessero
abbandonando
Ma le sue sofferenze sembrano essere ancora solo all'inizio: sollevatogli
il viso, il capo di quei teppisti lo osserva ridacchiando e considerando
che il ragazzino che si trovavano davanti era così carino da
sembrare quasi una ragazza
tanto valeva approfittare della cosa
e divertirsi un po'
Dopo avergli bloccato le gambe l'uomo si trovava già quasi sopra
di lui, quando, improvvisamente, un colpo di pistola lo colpisce in
pieno, sfondandogli il cranio
mentre gli altri, vedendo che il
ragazzino porta con sé una pistola, scappano impauriti, Kouryu
rimane immobile ancora con l'arma puntata, sconvolto da quanto era appena
successo: quella era la prima volta che toglieva la vita a qualcuno,
e le immagini di quell'omicidio erano ancora davanti ai suoi occhi
Il grido disperato che lanciò in quell'occasione sveglia Sanzo
da questo angosciante sogno, facendolo ritrovare nel letto della sua
stanza: nella sua mano è tenuta stretta la shoreiju.
Dal momento
che non riusciva a dormire, si alza per andare a rinfrescarsi il viso,
quando la sua attenzione viene attirata un odore di fumo
una cosa
insolita, dal momento che era difficile trovare del tabacco in un tempio
seguita
la scia del fumo, arriva davanti ad uno strano vecchio che, seduto sul
davanzale di una finestra, stava tranquillamente fumando una sigaretta
al chiaro di luna e che, accortosi della sua presenza, comincia a parlargli
amichevolmente: era la prima volta che gli capitava di vedere qualcuno
con i capelli biondi in mezzo a loro
chissà che non sia
anche lui uno di quei fantasmi che si dice vengano fuori nelle notti
di luna calante come quella???
Sanzo resta allibito dall'accoglienza riservatagli: se c'è qualcuno
che potrebbe sembrare un fantasma è proprio quel vecchio bislacco
colpito
in pieno dall'acuta constatazione del ragazzo, il vecchio scoppia a
ridere e, in segno di complicità fra loro "creature della
notte" gli offre una delle sue sigarette, ma il ragazzo declina
l'offerta: non fuma e non beve, come del resto è giusto che sia
in un luogo di culto come quello in cui si trovano, gli comunica qualora
non ne fosse al corrente
Discorso che gli fa tornare in mente quando ripeteva spesso queste stesse
frasi anche al suo maestro, esortandolo ad andare a fumare lontano dagli
altri, se proprio non ne poteva fare a meno
Ma i suoi ricordi vengono interrotti dalla risata del vecchio: conosce
bene le regole del tempio, ma sperava semplicemente di avere trovato
finalmente un "complice"
mentre invece quello che aveva
incontrato era solo uno strano fantasma che non fuma e non beve
L'indomani mattina, ancora stanco per la notte insonne, gli viene comunicato
che Jikaku, il gran sacerdote a capo del loro tempio, era tornato da
lontano e aveva espressamente richiesto di incontrarlo il giorno stesso
condotto
nella sala principale, la sorpresa del ragazzo è grande: l'uomo
che gli porge i suoi formali saluti di benvenuto è proprio il
vecchio della notte prima
La sera
stessa un altro incubo lo sveglia di soprassalto: come ogni notte le
atroci immagini del suo passato tornano indietro a perseguitarlo
rassegnato
a non potere prendere sonno, si incammina lungo i corridoi del tempio,
e, come la sera precedente, accanto ad una delle finestre aperte, trova
il vecchio bonzo intento a fumare che lo accoglie col solito tono ironico:
"Vedo che sei ridisceso dalla luna
" Il giovane sembra
ormai rassegnato a quell'incontro, sia che per quell'uomo fosse una
abitudine venire lì tutte le sere, sia che lo stesse aspettando
di proposito
pertanto accetta tutto sommato di buon grado la compagnia
di quello stravagante vecchio che gli spiega come nulla sia meglio che
ritrovarsi a fumare respirando la fresca aria di mezzanotte
un
ragionamento un po' contraddittorio, gli fa notare il ragazzo, ma il
vecchio non sembra dargli molto peso: del resto, come può giudicare
se non ha mai provato??? Più o meno anche il suo maestro gli
diceva così
Anzi, addirittura, ora quasi gli viene consigliato come "terapia":
chissà che provare non riesca a fargli passare quella ruga tra
le sopracciglia causata dalla sua espressione sempre pensierosa
Intanto
i giorni si susseguono, e gli altri monaci sono perplessi per via del
comportamento di questo strano sanzo: da quando è arrivato non
ha fatto che passare le sue giornate seduto in meditazione davanti la
statua del Buddha nella stanza principale del tempio, rifiutando di
parlare con chiunque
un comportamento insolito, probabilmente giustificabile
con gli sbalzi d'umore tipici dell'età adolescenziale: del resto
non si tratta che di un ragazzo
in fondo sarebbe più strano
vederlo girovagare a vuoto nei dintorni
quindi, se tutto ciò
che voleva fare era stare seduto a riflettere senza fare altro, tanto
valeva lasciarglielo fare
La sera, mentre Sanzo stava facendo una doccia, l'attendente che stava
sistemando i suoi abiti di ricambio intravede per caso, attraverso la
porta del bagno parzialmente aperta, il corpo del ragazzo, segnato da
una quantità impressionante di cicatrici; ma ad un tratto il
giovane ha un capogiro, e si accascia a terra
subito i monaci accorrono
in suo soccorso, ma vengono inizialmente cacciati via bruscamente; poi,
tornato in sé, dopo averli tranquillizzati che adesso stava meglio,
chiede loro di essere lasciato solo.
Ormai i suoi nervi sono quasi al limite: sono già trascorsi sei
giorni da quando è arrivato in quel tempio, senza avere alcuna
notizia
come se non bastasse, non era riuscito a trascorrere una
sola notte in modo decente: nel sonno, infatti, l'oscurità sembra
braccarlo, ma quando si risveglia, sembra essere sopraffatto anche dalla
stessa luce
Mentre era ancora assorto in questi pensieri, uno dei monaci, preoccupato
per il fatto che era rimasto chiuso nella sua stanza tutto il giorno
senza nemmeno mangiare, apre la porta per chiedergli se si sentisse
male
colto di sorpresa, la reazione istintiva del giovane è
quella di puntare contro il malcapitato monaco la sua pistola, terrorizzandolo
e facendolo scappare
Ben presto
per tutto il tempio incominciano a circolare delle voci su quanto stava
succedendo: la notizia che un così rispettabile monaco portasse
con sé un'arma portatrice di morte aveva fatto scalpore, e la
sola idea che egli potesse puntarla freddamente su qualcuno, fosse anche
per legittima difesa, era inconcepibile
Come se non bastasse, si
mormora che abbia ucciso un numero incalcolabile di demoni e banditi,
e le cicatrici che ricoprono il suo corpo sono la testimonianza dei
pericoli affrontati fino a quel momento
Tuttavia, permettere ad
una persona che si è macchiata di simili delitti di stare in
mezzo a loro è da considerarsi un SACRILEGIO
A quel punto non gli restava che lasciare quel luogo: del resto non
era venuto lì per sua volontà
La notte stessa si incammina per andarsene, quando nel corridoio, come
al solito, incontra il vecchio che gli chiede ironico se, proprio come
un fantasma, avesse infine deciso di tornare sulla luna
Ma stavolta
il giovane bonzo non risponde alla provocazione e, senza neanche voltarsi,
gli comunica che non si sarebbe trattenuto oltre
"Loro avevano ragione
" considera mestamente il vecchio
"
con quegli occhi chiusi tu non sei più in grado di
vedere nulla."
A queste parole il ragazzo non ne può davvero più: tutta
questa faccenda del "Sanzo" non è altro che una buffonata
come
si può anche solo pensare di fare di un peccatore come lui, un
uomo che puzza di sangue, un "venerabile" dio-solo-sa-cosa???
Ma sicuramente gente come loro saprà bene come effettuare una
tale selezione, aggiunge con sarcasmo
Loro non possono avere idea di come lui abbia passato quei quattro anni,
del numero incalcolabile di agguati a cui era dovuto scampare
chiunque
lo avesse attaccato era stato ucciso da lui, nessuno escluso
ne
aveva uccisi così tanti che ormai ne aveva perso pure il conto
aveva
dovuto uccidere loro per non essere ucciso a sua volta, aveva dovuto
farlo per sopravvivere!!! Del resto prendere una vita è una cosa
terribilmente facile
Tuttavia la colpa, la solitudine, la pazzia,
il rimorso
tutte queste cose erano diventate un peso troppo grande
e
anche la vita stessa, in quelle condizioni, era ormai diventata un carico
troppo pesante da portare
A questo
punto anche il vecchio ha qualcosa da dirgli: il suo vero problema è
che lui tende a esagerare. E' come se respirasse troppo profondamente,
per questo si sente quasi soffocare
infatti la vita, in fondo,
è un po' come fumare una sigaretta: una volta accesa finisce
presto in un soffio di fumo
quando si prova a trattenerlo respirandolo
troppo in profondità, il fumo comincia a riempire i polmoni,
e più passa il tempo, più i polmoni diventano neri, come
a mostrare il loro "peccato"
Così dicendo lancia al ragazzo qualcosa: è il suo pacchetto
di sigarette, un "regalo d'addio" che forse servirà
a fargli ricordare le sue parole
e mentre questi rimane pensieroso
a guardare il "regalo", il vecchio, prima di lasciarlo, gli
ricorda una cosa fondamentale: a questo mondo non esiste un essere vivente
che non puzzi di sangue
quell'odore di sangue che gli sembra sempre
di sentire non è che quello del sangue vivo che scorre all'interno
del suo corpo.
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