Saiyuki Reload

Atto xx Burial 1 (Sepoltura)

a cura di Mirai

Mentre dei corvi si accalcano avidamente attorno alla carcassa di qualcosa, un inquietante ragazzo li guarda freddamente, incitandoli a divorare tutto senza lasciare più traccia di nulla sulla terra…

Tempio di Zenouji, 19 anni fa.

Non vedendo il loro maestro Godai Sanzo nel cortile, dove era solito recarsi a quell'ora, alcuni discepoli si mettono a cercarlo nei dintorni del tempio, finchè lo trovano in compagnia di una persona: si tratta del venerabile Komyo Sanzo che, scusandosi per avere creato scompiglio all'interno delle loro abitudini, spiega che era venuto da loro poiché si trovava nelle vicinanze, e aveva quindi pensato di andare a trovare il suo vecchio amico.
A loro volta i discepoli si scusano timidamente per averli interrotti (non sapevano che il loro maestro fosse impegnato con un ospite di tale importanza), ma vengono perentoriamente rimandati da Godai a svolgere i loro compiti come ogni mattina…Il timore che incute il massiccio bonzo è tale che l'ordine viene eseguito con tanta solerzia da suscitare il divertimento di Komyo che constata che, nonostante l'età, il suo amico sa farsi decisamente rispettare…sebbene, a proposito di età, Godai gli ricordi che anche lui si sta avvicinando alla quarantina, quindi non dovrebbe fare tanto il superiore!!! Tasto dolente, a quanto pare, per Komyo…che comunque , tutto sommato, pensa di avere ancora "una cosa o due" da insegnare a questi impertinenti giovanotti…
L'amico commenta sarcastico che quelli sembrano discorsi da vecchi saggi, tuttavia è evidente che invecchiare è una legge a cui non può sfuggire nessuno, neanche i migliori…ma ciò che gli fa davvero rendere conto che sta invecchiando è anche il fatto che spesso non riesce più a capire i giovani d'oggi…e non si riferisce genericamente ai suoi discepoli, che, anzi, per la maggior parte sono molto concentrati sulle loro mansioni, bensì ad uno di loro in particolare.
Komyo non ci mette molto a capire di chi si stesse parlando: in una stanza dove erano riuniti i giovani bonzi per esercitarsi nella scrittura un ragazzo attira subito la sua attenzione…questo era stato appena richiamato da un bonzo più grande perché aveva usato quella lezione per scrivere qualcosa di diverso da quanto previsto…Alla domanda su che cosa stesse scrivendo, il ragazzo comincia tranquillamente a leggerlo:
"La voce rude dell'uomo bastava a trasmettere i brividi lungo la schiena della giovane donna. Lei era indifesa, incapace di reagire alle sue mani. Lui cominciò a segnare affamato le sue cosce, come se le sue lente carezze seguissero una strada sul suo corpo...
"Per favore…basta" implorava e gemeva inutilmente la giovane vergine, ma la sua volontà venne presa con la forza e la ragazza cedette all'uomo, che infine..."
Ma il collega che lo aveva richiamato lo interrompe imbarazzato, strappandogli il foglio di mano e rimproverandolo di profanare quel sacro luogo scrivendo simili oscenità…osservazione che non fa minimamente scomporre il ragazzo che, anzi, con spavalderia, risponde per le rime: come ha detto anche il loro maestro, scrivere non è che un modo per aiutare a focalizzare le cose, così da riuscire a trovare la concentrazione necessaria per raggiungere il risultato voluto…e il contenuto del testo, in quest'ottica, non ha in realtà alcun significato particolare…
Atteggiamento che consacra definitivamente il suo successo agli occhi dei suoi compagni, che ridendo gli chiedono di far loro sentire presto il seguito della storia…e anche agli occhi di Komyo, che ha seguito tutta la scena divertito…

Godai gli parla dunque del ragazzo in questione, che è probabilmente il miglior studente della loro scuola…il suo nome è Kenyu, ed era arrivato da loro circa un anno prima. Subito si era dimostrato ineccepibile sia nelle arti marziali sia nella letteratura, e la sua abilità era tale da avere presto superato tutti i suoi compagni. Addirittura ad appena 17 anni aveva ottenuto un dottorato…una persona apparentemente senza difetti, dunque, che con il suo carattere amabile e alla mano era diventato una sorta di celebrità tra gli altri studenti, che erano inevitabilmente attratti da lui…
Ma, appunto, si tratta solo apparenza: infatti lui si è reso conto che tutte le sue mosse sono ben calcolate e che quella mostrata dal suo allievo non è altro che una elaborata facciata…
Dall'espressione seria del bonzo, Komyo capisce che doveva esserci un motivo per cui, dopo tanto tempo, il suo amico aveva chiesto di incontrarlo, pertanto gli propone di fare una piccola chiacchierata notturna in modo da dargli l'occasione di raccontargli la verità.

Intanto nel dormitorio i discepoli sono in grande agitazione: la venuta del famoso Komyo Sanzo al loro tempio ha suscitato scalpore e curiosità…del resto si tratta davvero di una persona non comune: non solo era il più giovane bonzo a ricoprire il titolo di "sanzo", ma era tenuto in così alta considerazione da essere stato nominato guardiano addirittura di due sutra: il Seiten (sutra del Cielo Sacro) e il Maten (sutra del Cielo Demoniaco)…
E' sicuramente l'esempio del massimo livello che un bonzo possa aspirare a raggiungere, sarebbe indubbiamente una grande fortuna e un grande onore potere divenire suoi discepoli…ma, stando a quanto si dice in giro, lui avrebbe già un allievo prediletto, un giovane e grazioso ragazzino…
Mentre i suoi compagni continuano con i loro commenti, in disparte Kenyu ascolta silenzioso quelle che per lui sono solo delle inutili chiacchiere…

L'indomani Komyo si presenta nel giardino dove Kenyu era intento a spazzare le foglie secche…il ragazzo, sentendosi osservato, gli domanda se ci fosse per caso qualche problema, ma il bonzo gli risponde semplicemente che vederlo gli ha fatto venire in mente il suo Kouryu, un suo discepolo che è come un figlio per lui…guardandolo infatti non poteva fare a meno di pensare che fossero piuttosto simili, sebbene non si assomigliassero per niente…
Annoiatissimo, Kenyu gli chiede quanti anni avesse (ovviamente riferendosi al ragazzino e non a Komyo, come invece quest'ultimo intende, rispondendogli che ne aveva trentanove…), e la sua perplessità aumenta quando viene a sapere che il suo "simile" avrebbe compiuto quell'anno appena quattro anni…a questo punto non sapeva più se prenderlo sul serio o no!!!
Ma il bonzo sembra intenzionato a conoscere meglio quell'interessante ragazzo…e, senza troppi giri di parole, gli domanda quale era stato il motivo che lo aveva portato in quel tempio: trova, infatti, che quel luogo così austero non si addica affatto ad un temperamento come il suo.
E, in effetti, il ragazzo non gli nasconde che l'unico motivo per cui si trova lì è che aspira a diventare un sanzo, in quanto il fatto che quella sia una delle posizioni più difficili da raggiungere è uno stimolo per lui: fino a quel momento, infatti, aveva sostanzialmente imparato tutto ciò che c'era da imparare nella vita, ma, onestamente, era stato tutto così facile che non aveva significato nulla per lui…quello di cui aveva bisogno adesso era proprio una sfida.
Insomma…come commenta Komyo, in fondo era solo una persona sostanzialmente annoiata da tutto…però, gli fa notare, questo atteggiamento potrebbe a sua volta fare di lui una persona alquanto NOIOSA…osservazione che sembra non lasciare indifferente il ragazzo, ma il discorso viene interrotto lì: infatti adesso lo strano bonzo sembra molto più interessato al modo per potere usare le foglie secche che Kenyu ha ammucchiato con la scopa per cuocervi delle patate dolci…
Quella era stata la prima volta che i due si incontravano, e gli eventi sarebbero presto precipitati…

Alcuni giorni dopo il maestro Godai si sentì improvvisamente male, cominciando a tossire sangue: probabilmente il bonzo doveva essere consapevole che presto sarebbe giunto il momento per lui di ritirarsi, e questo era il vero motivo per cui aveva voluto che anche Komyo fosse presente.
Quella stessa notte Godai radunò tutti i suoi cinquantanove discepoli nella sala principale del tempio, spiegando loro il motivo per cui li aveva convocati: come anche loro sapevano, la sua malattia era molto grave e non gli restava più molto da vivere…Pertanto era necessario nominare uno di loro come suo successore e affidargli ufficialmente il sutra che era in suo possesso, ovvero il Muten (sutra del Senza Cielo). Detto questo nomina sei dei suoi discepoli, dicendo che voleva che l'indomani pomeriggio si presentassero nel cortile del tempio per combattere in un duello, il cui esito avrebbe decretato chi sarebbe divenuto il suo legittimo successore.
Unico testimone e giudice di quello scontro sarebbe stato il venerabile Komyo Sanzo.
Le parole del loro maestro creano agitazione fra i discepoli, ma è soprattutto una la cosa che tutti si chiedono in quel momento: come mai, contro ogni aspettativa, Kenyu non era stato nominato?
E' lo stesso Kenyu a prendere la parola chiedendo al suo maestro spiegazioni sui criteri con cui aveva scelto i candidati alla successione…la risposta che riceve è lapidaria: se non riesce a capirlo da sé, questo significa appunto che lui non possiede ciò che occorre per divenire un sanzo.
La reazione del ragazzo è del tutto inaspettata: scagliatosi contro il suo maestro, lo atterra senza alcuna difficoltà e, fissandolo con uno sguardo di ghiaccio, gli domanda nuovamente COSA occorra per diventare un sanzo…ma ancora una volta la risposta dell'uomo è brusca: "L'unica vera cosa che tu NON HAI"
A quel punto, spazientito, si appresta a colpirlo nuovamente una volta per tutte, ma viene fermato dall'intervento di Komyo che, bloccatagli la mano, chiede al cinico ragazzo, che resta a fissarlo senza dire nulla, se proverebbe davvero soddisfazione nel fare una cosa del genere…

Rinchiuso dopo la sua bravata in una stanza per punizione, Kenyu stava ancora osservando i segni lasciatigli sul braccio dalla mano di Komyo quando prima lo aveva fermato afferrandoglielo saldamente, quando ad un tratto una voce dall'esterno gli chiede se gli facciano ancora male: è proprio Komyo, che gli dice che è tornato indietro per raccontargli la verità.
E in effetti il ragazzo sarebbe proprio curioso di sapere chi sia in realtà questo strano sanzo…non certamente un normalissimo "tipo un po' attempato" come il bonzo stesso si autodefinisce scherzando (e del resto, un "tipo un po' attempato" con la coda di cavallo è quanto meno originale, gli fa notare il Kenyu): in realtà non riesce davvero a capire come un tipo simile avesse potuto divenire un sanzo…
Komyo sdrammatizza la discussione buttandola sullo scherzo: a causa della sua coda di cavallo???? E' una cosa così difficile da credere???
Quella conversazione aveva allentato completamente la tensione, tanto che Kenyu non riesce a fare a meno di sorridere: quel tipo era proprio un "personaggio da antologia", ancora non era riuscito a decidersi se doveva considerarlo un genio o un assoluto idiota…
Però una cosa su di lui l'aveva capita: se solo avesse voluto, prima avrebbe potuto ucciderlo.
Ma Komyo glissa sull'argomento: non è nella sua natura rispondere alle provocazioni dando adito a battibecchi…lui è un estimatore di quel principio che dice "Stai lontano dal conflitto, e il conflitto starà lontano da te"…non è d'accordo anche lui???
Kenyu malinconicamente gli risponde che loro non sono affatto simili: lui ha bisogno di stare in un ambiente da "tagliagole", un mondo dove un cane mangia un altro cane per sopravvivere…senza questo tipo di emozione, non riesce a sentirsi davvero vivo: in realtà non ha mai davvero desiderato nulla in particolare, tutto ciò che ha importanza, per lui, è essere semplicemente il vincitore.
Ed eliminare gli altri non è che un mezzo di sopravvivenza in fondo…
Per sopravvivere, dunque, è necessario divorare gli altri…ma, aggiunge Komyo, questo non significa che un giorno si potrà essere divorati a propria volta???
Forse questa semplice considerazione aveva toccato qualcosa in Kenyu…in quel momento sembrava che la luce avrebbe potuto davvero divorare ogni cosa sul suo cammino…

L'indomani, nel cortile del tempio, i bonzi convocati per il duello si rifiutano di combattere: non credevano che avrebbero dovuto scontrarsi proprio con il loro maestro, e adesso non se la sentono più di partecipare…ma Godai li rimprovera duramente: è logico che un allievo debba essere in grado di superare il suo maestro, quindi solo chi sarà in grado di batterlo sarà veramente degno di prendere il suo posto!!!
Non ci sono alternative, dunque devono rassegnarsi…ma ad un tratto due dei loro compagni cadono a terra colpiti a morte e alle loro spalle, con le mani ancora insanguinate, c'è Kenyu…
Davvero erano così ingenui da credere che quattro mura bastassero a fermarlo? Ma prima di proseguire si rivolge a Komyo, dicendogli che probabilmente aveva ragione lui: forse finora aveva davvero aspettato di essere divorato da qualcuno anche lui…
Adesso però non è più tempo di chiacchiere: qualcosa di brutto sta per accadere, e tutti farebbero meglio a non intralciarlo lungo il cammino che ha scelto…nonostante l'avvertimento i bonzi del tempio tentano di fermarlo recitando un mantra, ma il ragazzo, con assoluta indifferenza, li uccide come fossero piccoli insetti fastidiosi…

Komyo intanto osservava attentamente tutto ciò che stava accadendo davanti ai suoi occhi…con incredibile abilità Kenyu riusciva a condurre attacchi devastanti senza ricorrere alla recitazione di alcuna formula, quasi si trattasse di un mostro privo di controllo: uno dopo l'altro i suoi compagni vengono fatti a pezzi, fino a quando a fronteggiarlo rimane soltanto Godai, che non può fare altro che commiserarlo per essersi ridotto a questo…
Ormai lo scontro tra discepolo e maestro era inevitabile.
Probabilmente il bonzo si aspettava da tempo che una cosa del genere dovesse accadere prima o poi, e proprio per questo aveva voluto che anche Komyo fosse presente, a testimonianza di tutto.
Ma, soprattutto, ciò che voleva veramente da lui era affidargli il destino di quel giovane, che ora si apprestava a portare a termine ciò che aveva iniziato.
Godai dunque si lancia contro il suo discepolo in uno scontro senza speranza mentre, come un lugubre presagio, in quello stesso momento un corvo lanciava un grido lacerante che sembrò accompagnare l'attacco mortale di Kenyu: ormai tutto era finito, ma davvero era una vittoria???
"Peccato" gli dice tristemente Komyo "ancora una volta hai perso l'occasione per morire…"

L'espressione che Kenyu gli rivolse in quell'occasione era indefinibile, ma a Komyo sembrò che, sotto il sangue delle sue vittime di cui era ricoperto, quel giovane uomo stesse davvero piangendo…
Quello che lo stesso Komyo avrebbe in seguito ribattezzato col nome buddhista di Ukoku sarebbe stato il più giovane sanzo del suo tempo…ma la sua fronte non avrebbe mai portato il chakra, ovvero il segno distintivo di un successore ufficiale.